Plastica in mare: cause, conseguenze e soluzioni

Se filtrassimo tutte le acque salate del mondo, scopriremmo che ogni chilometro quadrato di esse contiene circa 46.000 micro particelle di plastica in sospensione. Numeri impressionanti di un fenomeno che non è circoscritto alle cinque “isole di plastica” in continuo accrescimento negli Oceani ma tocca anche il nostro Mar Mediterraneo. Come ricorda l’UNESCO, il fragile equilibrio della vita marina animale e vegetale è scosso dalla concentrazione sempre più elevata di plastiche di ogni tipo e la catena alimentare sta subendo danni forse irreparabili.

  • Siamo arrivati ad un punto di non ritorno?
  • Abbiamo ancora tempo per invertire la rotta?
  • Possiamo contribuire a ridurre la quantità di plastica che finisce in mare?

Le caratteristiche dell’inquinamento marino da plastica

Dalla Fossa delle Marianne ai poli, residui di plastica sono stati trovati praticamente ovunque nei mari e negli oceani. Bottiglie, imballaggi, reti da pesca, sacchetti, fazzoletti, mozziconi e qualunque altro oggetto in plastica una volta finito in acqua si spezza in frammenti più piccoli per azione dell’erosione e delle correnti. Come dimostrato da diversi esperti, questi frammenti, che possono raggiungere dimensioni microscopiche inferiori ai 5 mm di diametro, costituiscono una fra le principali cause di morte per soffocamento di molti pesci ed uccelli marini poiché vengono scambiati per cibo.

Quali sono i rimedi possibili per ridurre l’uso di plastica?

Secondo le stime più affidabili, nel 2050 avremo prodotto più di 25.000 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui la maggior parte di provenienza domestica. Solo una piccola parte verrà riciclata o incenerita. Nel nostro piccolo, se vogliamo difendere la salute dei mari e preservarne le forme di vita, la prima cosa da fare è cambiare le nostre abitudini di acquisto.

Come? Applicando i principi delle 4 R

  • Ridurre: optare per prodotti con meno imballaggi, borse in stoffa, batterie ricaricabili
  • Riusare: scegliere il vuoto a rendere, il vetro al posto della plastica
  • Riciclare: selezionare i rifiuti, adottare la raccolta differenziata
  • Recuperare: produrre oggetti diversi dalla loro funzione originale, inventare nuovi utilizzi

Cosa si sta facendo in Italia per rimediare all’inquinamento da plastica?

L’approvazione della legge che ha imposto il pagamento per l’utilizzo di shopper biodegradabili e compostabili dal 1° Gennaio 2018, secondo le indicazioni della direttiva 2015/720 dell’Unione Europea, è solo un primo passo verso la riduzione dell’uso di plastica da imballaggio. Tuttavia, prima di percepire una reale inversione di tendenza, la strada da percorrere è ancora lunga. L’indagine Beach Litter di Legambiente, che monitora la quantità di rifiuti sulle spiagge italiane, racconta di una media di 670 rifiuti ogni 100 metri. La plastica si conferma il materiale più trovato (84% degli oggetti rinvenuti), seguita da vetro/ceramica (4,%), metallo (4%), carta e cartone (3%).

Reti per la coltivazione di mitili, tappi e coperchi, frammenti di rifiuti, mozziconi, bottiglie e contenitori, bastoncini cotonati, stoviglie usa e getta e frammenti di polistirolo: ecco cosa possiamo trovare sulle nostre spiagge. E la scorretta gestione dei rifiuti urbani è responsabile per una quota pari al 50%.

Da un lato è meritorio l’impegno di privati ed associazioni per ripulire le nostre bellissime spiagge (come il progetto Clean-Up The Med promosso sempre da Legambiente). È tuttavia evidente che senza un deciso cambiamento di abitudini d’acquisto, corrette pratiche di riciclo, riduzione, recupero, riutilizzo degli oggetti in plastica, ci troveremo sempre al punto di partenza!

Fonte: anteritalia.org